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La fattoria degli orrori

  • Immagine del redattore: Beatrice Cossu
    Beatrice Cossu
  • 18 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 21 ott 2025

Siamo cresciuti cantando Nella vecchia fattoria, immaginandoci immensi prati verdi dove gli animali scorrazzano felici. Ma qual è la realtà dei fatti?


Gli allevamenti intensivi: un pò di numeri

Con allevamento intensivo si intende una forma di allevamento che sfrutta tecniche industriali per ottenere la massima quantità di prodotto (animale) al minimo costo e utilizzando il minimo spazio. Questo sistema, basato tanto su numeri ed efficienza delle risorse (non animali), è incredibilmente diffuso: in Italia esistono 2.146 allevamenti intensivi di pollame e suini, mentre il numero totale di allevamenti intensivi inclusi bovini, ovini, caprini non è conosciuto. Per far si che un allevamento sia definito intensivo dalla legge, deve contenere "più di 40mila polli allevati, più di 2000 maiali da ingrasso o più di 750 maiali da riproduzione", ma come si può immaginare la maggior parte di questi allevamenti supera abbondantemente questa soglia.


A livello globale, circa 2 allevamenti su 3 sono intensivi: la maggior parte degli animali allevati per il consumo non ha mai nemmeno calpestato un prato.


Mappa degli allevamenti intensivi in Italia, inchiesta a cura di AGtivist.agency
Mappa degli allevamenti intensivi in Italia, inchiesta a cura di AGtivist.agency

Cosa succede dentro questi allevamenti?

Chi ritiene esagerati i film horror e splatter probabilmente non sarà pronto a conoscere ciò che accade quotidianamente in un maxi-allevamento.


Partiamo dalle basi: nessuno spazio di movimento. Gli animali sono costretti in delle gabbie di metallo di dimensioni ridicole, così affollate che possono morire schiacciati tra loro per soffocamento. Le femmine delle specie mammifere vengono ingravidate artificialmente per tutta la vita, mentre i cuccioli vengono separati dalle madri entro 24 ore dalla nascita - spesso per venire macellati entro i primi mesi di vita. Non mancano pratiche raccapriccianti, come la debeccatura dei pulcini e l'omissione di cure per gli esemplari malati o feriti, che vengono gettati ancora vivi tra i cadaveri.


Se tutto ciò non sembra possibile al giorno d'oggi, è invece ciò che succede in alcuni degli allevamenti dei marchi tra i più amati dagli italiani, tra cui la famosa azienda Aia, che è stata condannata penalmente nel 2022 per le condizioni in cui alcuni allevamenti di polli si trovavano.



Specismo: animali di classe A, B, C...

Vi siete mai chiesti come mai alcuni animali sono normalmente consumati mentre altri no, e perché ciò può cambiare di paese in paese?


Nel 1970, il filosofo Richard D. Ryder ha coniato il termine specismo per indicare la convinzione che la specie umana sia superiore alle altre specie animali, concetto che giustificherebbe lo sfruttamento degli animali da parte dell’uomo.

L'idea dietro a questo concetto è che al mondo esistono specie di diversa importanza, al cui apice si trova (prevedibilmente) l'Uomo. Da questo termine è poi nato l'antispecismo, ovvero la corrente di pensiero che rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla specie e abbraccia ideali di uguaglianza, solidarietà e armonia con la natura e con gli animali. Questa corrente o movimento ha come fondamento l'idea che tutti gli animali siano senzienti, e cioè capaci di provare piacere o dolore.


Ovviamente, per il momento lo specismo è la corrente più diffusa ed è tra i pilastri della nostra società e della maggior parte delle culture del mondo.


Resta comunque curioso il fatto che in base al paese alcuni animali siano più importanti di altri, protetti dalla legge, dalla religione o dalle abitudini locali, dimostrando che il fattore culturale ha un grande impatto sulla nostra visione della natura e dei valori.



Il Meat paradox

Agnelli, maialini, vitelli, coniglietti: a chi non è capitato di guardare sul web e sui social media contenuti che giocano sulla nostra empatia e sul senso di protezione che abbiamo verso i cuccioli.

Come discusso nell'articolo sull'abbandono dei cani, è più facile provare simpatia e affetto verso i cuccioli rispetto agli adulti di una specie. Ma allora perché questi vengono comunque consumati?


Il Meat paradox, o "paradosso della carne", è un fenomeno di dissonanza cognitiva per il quale alcune persone non vogliono fare del male agli animali ma continuano a consumare la carne. Questo paradosso potrebbe essere causato da diversi fattori: ad esempio, nel momento in cui la carne viene acquistata, questa è già tagliata e confezionata, dunque è difficile ricollegarla a un essere animale ma è percepita come una semplice fonte di cibo.


La mente umana adotta spesso delle strategie di protezione dal dolore, dal disgusto o dal senso di disagio, ed è lo stesso meccanismo che avviene per i fumatori, consapevoli di avere un'abitudine dannosa ma incapaci di smettere.



E se gli animali più "brutti" fossimo proprio noi?




Piccolo disclaimer:

Come sempre, questo articolo ha come unico obiettivo quello di stimolare una riflessione positiva sugli animali, sia quelli belli che quelli brutti e soprattutto quelli dimenticati o invisibili. A presto!





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