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L’avvoltoio: tra carogne e cartoni

  • Anna Fantini
  • 4 set 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 5 set 2025

Calvo, raggrinzito, minaccioso e inquietante: nella lista degli animali più fraintesi di sempre, l’avvoltoio occupa sicuramente uno dei primi posti. Testa e collo per lo più spogli di piume, rendono il suo aspetto quasi ripugnante, al punto da considerarlo un rapace di poco rispetto, il classico brutto e cattivo. In realtà dietro al suo sguardo gelido e scuro si nasconde ben altro.

I cieli di tutto il mondo sono abitati da questi rapaci, contando ben 23 specie diverse divise nei gruppi del Nuovo e del Vecchio Mondo, ma nonostante la loro popolarità, continuano a essere visti come brutti e paurosi.

Ma cos’è che li rende così tetri di primo acchito?



A servizio dell'ambiente


Il modo naturale in cui questi uccelli si nutrono, è proprio ciò che li rende disgustosi e terrificanti ai nostri occhi. Può sembrare un animale pericoloso e aggressivo, ma in realtà non caccia e non minaccia direttamente nessun animale vivo: gli avvoltoi infatti, sebbene carnivori, si nutrono quasi esclusivamente di carogne. 


Il loro acido nello stomaco è più forte e corrosivo di quello degli altri animali; ciò consente a questi spazzini di nutrirsi di carcasse in decomposizione che potrebbero divenire portatrici di batteri pericolosi, prevenendo così la diffusione di malattie dai cadaveri che potrebbero essere nocive per le altre specie, come la tubercolosi o la rabbia. Il loro ottimo senso della vista e dell’olfatto permette loro di localizzare il cibo e possono trovare un animale morto a uno o più chilometri di distanza, così da rimuovere velocemente le carcasse e velocizzare la decomposizione.



Tra l’altro, il loro ordine di alimentazione non è a caso, ma segue, generalmente, una sequenza ben precisa: iniziano da occhi e lingua, poi si concentrano su ano e genitali per accedere più facilmente agli organi interni, per terminare con muscoli e parti molli. Inoltre si lasciano aiutare volentieri: quando le carcasse sono troppo rigide, aspettano che queste vengano prima smembrate da predatori più grossi come coyote o iene. 


In alcune aree rurali del pianeta, il loro semplice cibarsi sostituisce inceneritori e sistemi di raccolta di animali morti, fungendo praticamente da servizio gratuito e naturale di pulizia ambientale. In India, ad esempio, il calo di presenza di avvoltoi ha portato a un aumento di cani randagi e ratti, con conseguente propagazione di numerosi problemi sanitari.


C'è un ulteriore fatto curioso sugli avvoltoi: questi, nelle scienze forensi, costituiscono più un intralcio che un aiuto. Quando un corpo è esposto in natura, gli avvoltoi possono arrivare a scheletrizzarlo in poche ore, cancellando importanti tracce biologiche o alterando la scena del crimine, portando involontariamente a un depistaggio naturale, che può confondere gli esperti forensi.



Gli avvoltoi e il grande schermo: tra simboli e stereotipi


Se c’è un animale che il cinema ha sempre saputo usare con intelligenza visiva e simbolica, è proprio l’avvoltoio. Il suo aspetto sembra progettato per evocare l’idea di morte, solitudine e decadenza, ma proprio per questo motivo, l’avvoltoio è diventato un personaggio estremamente duttile sul grande schermo.

Tra western, horror e cartoni animati, sono numerose le pellicole che, nel titolo o nella trama, contengono menzioni a questo volatile.

Che sia utilizzato tanto per fare paura quanto per strappare un sorriso, l’avvoltoio è stato trasformato da uno degli animali più temuti della fauna, a una vera e propria movie star.

Spesso ci ha pensato proprio il grande schermo a dare nuova vita a questo uccello, interpretando, ribaltando o rispettando il suo stereotipo. 

Vediamo allora come tre film diversi tra loro hanno contribuito all’ascesa degli avvoltoi nel cinema internazionale.



IL LIBRO DELLA GIUNGLA


I veri amanti della Disney, quando si parla di avvoltoi, non possono non pensare al personaggio di questi nella famosissima produzione Il Libro Della Giungla. 


Flaps, Dizzy, Ziggy e Buzzie: così si chiamano i quattro avvoltoi amici di Mowgli. Amichevoli, spiritosi e un po’ stupidi, tutto quello che serve per essere di buona compagnia al protagonista, fungendo come figura buona e positiva, in contrapposizione alla solita rappresentazione di portatori di sventura dell’immaginario comune. 


In questo cartone il loro aspetto tetro viene smentito con la gentilezza e l’accoglienza nei confronti di Mowgli, a contrario degli altri animali della giungla. Un’amicizia inaspettata che diventa una compagnia rassicurante per il protagonista, grazie anche a una spiccata ironia che rende il tetro divertente. Per renderli ancora più gradevoli agli occhi del pubblico, Walt Disney decise di dare loro un’estetica ben precisa e altamente riconoscibile nel 1967, anno di uscita del film, ovvero quella della band inglese dei Beatles.


Qui sotto un estrapolato della loro scena più conosciuta, quella che i fan più accaniti sanno recitare a memoria.




ROBIN HOOD


In questo famosissimo cartone, i due avvoltoi a servizio dello sceriffo, Crucco e Tonto, non sono amici del protagonista ma antagonisti secondari; nonostante ciò i due non rappresentano una vera minaccia in quanto estremamente goffi e incapaci. 


Non incutono timore né tantomeno svolgono in maniera efficiente il loro lavoro da guardie. In questo caso il loro ruolo ha un significato più profondo: sono corrotti e inetti, senza forza e dignità. Obbediscono agli ordini senza capire e sono facilmente ingannabili, diventando così simbolo perfetto del potere parassita, usati col fine di ridicolizzare l’autorità. Come gli avvoltoi aspettano un cadavere, loro vivono nella costante attesa di ricevere ordini per agire .


Il loro personaggio è puramente comico e ironico: frasi buffe e situazioni surreali, hanno portato a battute entrate nella storia della Disney. La più celebre non può che essere la cantilena pronunciata da Tonto: È l’una di notte e tutto va bene.




FALL


Nella cinematografia più recente, c’è invece un esempio della rappresentazione degli avvoltoi per quello che sono: mangiatori di carcasse.

In Fall (2022), non troviamo simpatici rapaci un po’ tonti, bensì una riproduzione fedele del loro aspetto e comportamento; un live-action nel quale l'avvoltoio raffigura il pensiero dell’immaginario comune: quello di morte e sventura.


La loro figura ha un impatto soprattutto psicologico: il continuo volo circolare accentua nelle protagoniste la sensazione che il loro corpo stia cedendo, fino a sembrare appetibile per gli avvoltoi. La loro costante presenza rappresenta per i personaggi, una morte imminente a cui è difficile sfuggire.

Con l’uccisione di uno dei volatili da parte della protagonista, questa ha una reazione definitiva che la direziona verso la salvezza; come se uccidendo l’avvoltoio avesse ucciso anche l’idea di mollare e morire lei stessa. 


Qui sotto la performance dell’avvoltoio nella sua natura più cruda, visione sconsigliata a un pubblico facilmente suscettibile.




Tra paura e utilità


In fondo, l’avvoltoio viene temuto non per ciò che è, ma per ciò che rappresenta: la morte, la decadenza, un promemoria a cui non si sfugge, dimenticandoci che il suo ruolo, nel ciclo della vita, è essenziale. 


Un operatore ecologico naturale, simbolo vivente dell’equilibrio tra inizio e fine. Forse è proprio questa ambiguità a renderlo così presente anche sul grande schermo: da goffo complice a oscuro presagio, capace di adattarsi, come pochi altri animali, ai significati che noi decidiamo di attribuirgli.


L’avvoltoio non è presagio di morte, ma custode dell’equilibrio naturale delle cose.




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