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Il pesce pulitore: il valore della bruttezza

  • Immagine del redattore: Gaia Moretti
    Gaia Moretti
  • 28 ago 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

“Utile” is the new “bello”?

Se pensate a un animale carino, probabilmente vi vengono in mente cuccioli di panda, gattini o delfini. Ma cosa dire di un pesce che sembra un incrocio tra un sasso e un'alga, e che “pulisce lo sporco” graffiandolo via con la bocca? Sto parlando del pesce pulitore, una specie spesso considerata brutta, ma la cui utilità è fondamentale. In un mondo che celebra l'estetica, questo pesce ci invita a riflettere: e se l'utilità fosse una forma di bellezza?





Pesce pulitore 101

Il termine "pesce pulitore" è in realtà un nome generico che racchiude diverse specie, tra cui il più famoso è il pleco (Plecostomus, scientificamente noto come Hypostomus plecostomus). Questo pesce d'acqua dolce, originario dei fiumi e laghi del Sud America, ha una caratteristica distintiva: una bocca a ventosa, progettata per aderire alle superfici e raschiare via alghe e detriti.

I pleco possono raggiungere dimensioni notevoli, fino a 60 cm in natura, e sono dotati di placche ossee che li proteggono dai predatori. La loro dieta si basa principalmente di alghe, ma possono nutrirsi anche di piccoli invertebrati e del cibo per pesci che cade sul fondo. L'efficacia della loro "pulizia" è dovuta a una struttura dentale unica, che agisce come una spazzola naturale, mantenendo l'ecosistema acquatico in equilibrio.

Ma allora perché un animale così apparentemente goffo e brutto è diventato un ospite fisso negli acquari domestici di tutto il mondo? La risposta è semplice: la sua utilità. Chiunque abbia mai avuto un acquario sa quanto sia difficile mantenere l'equilibrio biologico e prevenire la crescita eccessiva di alghe. I pleco, con la loro incessante attività di pulizia, risolvono questo problema in modo del tutto naturale.

Vengono scelti non per il loro aspetto, ma per la loro funzione. Sono una sorta di "team di manutenzione" vivente, che lavora silenziosamente 24 ore su 24 per mantenere l'ambiente pulito e salubre per gli altri pesci. Ed è proprio questa è la loro bellezza: la loro capacità di rendere l'ecosistema prospero.



la struttura dentale unica del pleco
la struttura dentale unica del pleco

Il valore della bruttezza

La storia del pesce pulitore ci porta a una riflessione più profonda. Spesso diamo all'apparenza esteriore un peso sproporzionato. Tendiamo a valorizzare ciò che è esteticamente gradevole, relegando in secondo piano ciò che non lo è, anche se quest'ultimo è indispensabile.

Il valore di un essere vivente non può però essere misurato solo in base al suo aspetto. Il pesce pulitore, nel suo essere brutto, ci insegna che l'utilità, il contributo concreto che si offre al mondo, è una qualità di inestimabile valore.

Ora io non credo di aver fatto credere a nessuno di voi che il pleco sia il pesce più bello del mondo. Spero però di avervi dato quanto meno una nuova prospettiva: non solo le cose “belle” sono di valore. La prossima volta che vedrete un pesce pulitore in un acquario, non pensate a quanto sia "brutto", ma a quanto sia essenziale. Pensate all'importanza del suo ruolo, al suo lavoro instancabile che rende possibile la vita degli altri.



Il diritto a dire “non mi piace” e il diritto ad essere brutti

Ce l'abbiamo un po’ di vizio tutti: se qualcosa non eccelle dal nostro punto di vista della bellezza estetica, automaticamente si cerca di salvarla mettendo in risalto qualche altra caratteristica, come se dire che qualcosa non ci piace sia una colpa di cui dobbiamo vergognarci. Questo succede ogni volta che che ce ne usciamo con un “ma è simpatica”, “però è tanto intelligente”, “almeno è utile”. 

Il pesce pulitore ha fatto un po’ questa fine qua: chiamarlo “pesce brutto” ci pareva male e allora lo abbiamo chiamato “pesce pulitore”.  

Io spero che il pleco nel suo piccolo rivendichi il suo diritto di essere brutto, che tanto è utile e noi lo accettiamo lo stesso (perché la bruttezza è sempre qualcosa per cui si deve far lo sforzo di passarci sopra a quanto pare). Io nel mio piccolo rivendico il diritto di dire: “a me però non mi piace”. 

In conclusione...

Forse l'utilità non può essere la nuova bellezza e il concetto di "bello" indicherà sempre qualcos'altro. Dobbiamo solo ricordarci che la prossima volta che qualcuno ci dice “almeno sei utile”, forse, senza saperlo, ci sta facendo il complimento più grande di tutti.


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