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Il diavolo nero: anche gli animali brutti possono fare tenerezza

  • Immagine del redattore: Gaia Moretti
    Gaia Moretti
  • 30 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Cari lettori di Animali Brutti, preparatevi a innamorarvi (forse!) di un abitante degli abissi che, nonostante un nome minaccioso, è una creatura di una fragilità commovente. Parliamo del Diavolo Nero, o più scientificamente, Melanocetus johnsonii, un pesce abissale che ha recentemente fatto parlare di sé per un evento rarissimo: l'essere stato filmato vivo in acque superficiali vicino alle Isole Canarie.

Ultimo avvistamento del Diavolo nero in superficie.

Il Diavolo nero o Pesce lanterna

Il Melanoceto è il sogno (o l'incubo) di ogni biologo marino. Vive nelle zone mesopelagiche e batipelagiche, il che significa che si aggira tra i 1.000 e i 4.500 metri di profondità, in un buio quasi totale. La sua struttura fisica è un capolavoro di adattamento all'ambiente: le femmine, molto più grandi dei maschi (possono arrivare a 18 cm contro i 3 cm dei maschi), hanno un corpo tozzo, una bocca enorme e denti lunghi e affilati, perfetti per catturare qualsiasi cosa passi nei paraggi in un ambiente dove il cibo è merce rara.

La sua caratteristica più iconica è l'illicio, un'antenna mobile sulla fronte con una punta luminosa, i fotofori. Questa è l'esca luminosa che usa per attirare le ignare prede nelle tenebre più fitte. È un'arma letale, ma pensateci bene: in quelle profondità, il Diavolo Nero non è un mostro, è semplicemente un predatore con una strategia di sopravvivenza brillantissima.

Ma essere brutti significa essere una minaccia?

Il suo aspetto è indiscutibilmente spaventoso. Enorme testa, bocca spalancata, denti che non perdonano. È facile vederci un pericolo, ma è qui che l'ironia della natura ci dà una pacca sulla Il Pesce lanterna è pericoloso per l'uomo? Assolutamente no. 1. Vive a profondità che a noi comuni mortali sono inaccessibili, a meno di non essere a bordo di un sommergibile ultra-tecnologico. 2. La sua dieta è composta da altri pesci abissali. L'unica interazione che potremmo avere con lui sarebbe quella di osservarlo, magari in un acquario o (molto raramente) in un avvistamento eccezionale come quello di cronaca. In sostanza, la sua minaccia è puramente estetica e cinematografica!



Dagli abissi al Cinema



Naturalmente, un look così "aggressivo" non è passato inosservato a Hollywood. Il Melanoceto (o meglio, un suo parente stretto, l'Anglerfish) è il vero mostro di Alla Ricerca di Nemo (2003).

La scena in cui terrorizza Marlin e Dory è un classico: l'esca luminosa attira l'attenzione della smemorata Dory che la definisce "così bella" e subito dopo compare il muso terrificante del pesce, la cui bruttezza è funzionale a generare paura e suspense. Il film sfrutta perfettamente l'aspetto del Diavolo Nero per il suo intento narrativo. È il classico cattivo che è terrificante proprio perché è diverso e oscuro.


Anche gli animali brutti possono fare tenerezza

L'avvistamento, eccezionalmente raro, ha fornito la prima occasione di filmare in modo così chiaro questo predatore vivo in superficie. Gli scienziati ipotizzano che la risalita anomala possa essere dovuta a una malattia, a una corrente anomala, o al tentativo di sfuggire a un predatore.

Ed è qui che subentra la riflessione che ha fatto il giro del web e che fa battere forte il cuore a chi ama queste creature "brutte": questo animale, abituato a vivere nel buio totale, ha visto la luce per la prima e, quasi certamente, ultima volta, solo negli istanti prima della morte. C'è una strana, malinconica tenerezza in questa immagine. Una creatura che ha basato tutta la sua esistenza sull'attrazione della luce per la caccia, si ritrova sommersa dalla vera luce del sole, in un mondo che non è il suo, concludendo la sua esistenza. Se questo non vi fa intenerire... siete fatti di roccia!


Il Diavolo Nero, con la sua estetica spaventosa, ci insegna qualcosa sulla natura umana: la bruttezza è un potente catalizzatore di emozioni.

Nonostante il suo aspetto da "mostro", la sua storia recente ha smosso in molti di noi una profonda tenerezza e malinconia: l'immagine di un predatore abissale, strappato dal suo elemento e impotente alla luce del sole, è toccante. Allo stesso tempo, il suo aspetto è così alieno e feroce da generare immediatamente paura e brividi se immaginato nel suo habitat.

Il Melanoceto è un promemoria che la natura non ha bisogno di essere "bella" per essere ammirata. Dopotutto la sua bruttezza è il motivo per cui riusciamo a provare così tanta emozione per un piccolo pesce nero degli abissi.

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