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ANIMALI BRUTTI E CATTIVI AL CINEMA

  • Immagine del redattore: Animali Brutti
    Animali Brutti
  • 26 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Se vi chiedo di nominarmi un horror con degli animali, quali sono le prime immagini che vi vengono in mente? Provo a indovinare: non sarà la simpatica ranocchietta, né un gattino, tantomeno un dolce paperotto. Quali sono le condizioni psicologiche dietro al quale abbiamo stabilito arbitrariamente che un animale è un pericolo quasi malvagio per l’uomo, mentre altri animali li ospitiamo in casa e ne ricerchiamo la compagnia?

 

La verità in realtà è diversa: non è davvero importante di che animale stiamo parlando. Quell’animale verrà “truccato” per esigenza di trama conferendogli delle qualità, alla fin fine, del tutto umane. La bestia in questo modo diventa una diretta proiezione del messaggio, e chiaramente più l’animale sarà vicino al nostro universo simbolico maggiormente sarà interessante giocare con le combinazioni narrative. Volete un esempio? Prendiamo il cane. Il miglior amico dell’uomo. È una creatura per noi estremamente positiva, al punto quasi da non sembrare più un “animale” ma qualcosa di più, un ibrido tra la natura e il sentimento umano. Sono innumerevoli i film strappalacrime stati creati sui cani che creano un legame fortissimo con il proprio amico umano (giammai padrone!). E invece quanti horror sui cani conoscete? In proporzione, pochissimi.  

 

Ce lo vedreste, voi, in un horror?
Ce lo vedreste, voi, in un horror?

Prendiamo ora un altro esempio come gli squali o i ragni. Sono animali che ci suscitano immediatamente sensazioni diverse: ci ricordano l’ignoto dell’oceano, le intercapedini oscure dei muri, magari in qualche casa abbandonata e spettrale. Se dici “stanotte ho sognato un cane” la gente ti risponderà “oh che carino, e che faceva?” Se dici “ho sognato un ragno o uno squalo” è molto probabile che tu abbia sognato di essere inseguito o perseguitato da loro, non certo di avergli lanciato un frisbee per fartelo riportare. Da cosa è scatenato questo fattore? Sicuramente dal fatto che gli animali per noi pericolosi sono automaticamente anche brutti. È più facile mostrarli imbrattati di sangue, che si aggirano nel buio in attesa che tu esca fuori, specialmente quando sei solo e indifeso.

Hai paura dello squalo o di cosa c'è sul fondo dell'oceano? Ricordati: sei in casa sua.
Hai paura dello squalo o di cosa c'è sul fondo dell'oceano? Ricordati: sei in casa sua.

A volte è anche possibile giocare sulla contrapposizione opposta: si dà una connotazione estremamente negativa e violenta ad animali di per sé innocui, o che nel nostro immaginario sono amici dell’uomo. Non è possibile dimenticarsi Uccelli, cult di Hitchcock del 1963, dove si ipotizzava un momento nel quale gli uccelli si sarebbero ribellati alla giurisdizione umana sugli spazi, attaccando la popolazione senza pietà. Se ci pensiamo, è una prospettiva poco gradevole per noi che di piccioni in Italia ne abbiamo un gran numero. Non è un caso che Uccelli sia stato prodotto sulla base dell’omonimo romanzo di Daphne du Maurier, la stessa autrice del Romanzo Spettrale per eccellenza.


Un altro animale che potremmo citare è il coniglio, l’animaletto di peluche per eccellenza. Eppure il contrasto tra il candore del coniglio e la crudeltà umana ha portato a renderlo un animale quasi inquietante. Saranno quegli occhietti rossi che sembrano sempre star registrando, oppure il fatto che è un animale spesso utilizzato (ahimè) negli esperimenti scientifici, quindi lo associamo in qualche modo a una vittima incattivita dall’ambiente. Qualsiasi sia il caso, il coniglio ha subìto una rivalutazione simbolica, dal cucciolo di compagnia preferito dai bambini alla maschera della malvagità che si trucca di innocenza per ingannare le proprie vittime.

 

Questi occhi non convincono nessuno...
Questi occhi non convincono nessuno...

Dunque, gli animali pericolosi sono anche cattivi? O è la mente umana che trasferisce qualità negative all’animale, trasformandolo in una sorta di macchina creata per uccidere l’uomo che invece si pone come figura eroica e resiliente? Sicuramente, il fatto di trovarci davanti a un essere vivente che tuttavia sembra uscito da un angolo di Inferno dà un’aria di intenzionalità diversa, qualcosa che il semplice “pericolo” generico non può creare. Non è un caso che molte delle macchine presenti in Matrix (Watchowsky, 1999) ricordino proprio degli insetti: se abbiamo la percezione che qualcosa sia vivo, possiamo credere che questo stia comunicandoci qualcosa. Il problema è: siamo disposti ad ascoltare?  

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