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DAL SACRO AL SUPERSTIZIOSO: COME SONO CAMBIATI GLI ANIMALI NELLE NOSTRE STORIE?

  • Immagine del redattore: Klea Maro
    Klea Maro
  • 23 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Gli animali ci accompagnano da sempre, ma il modo in cui li percepiamo è cambiato radicalmente nel corso della storia. Spesso hanno incarnato divinità, paure, superstizioni o simboli di potere. Ma se cambiamo epoca e latitudine, cambia anche la loro reputazione. E così scopriamo che il gatto un tempo era un dio e oggi, se nero, rischia di essere scacciato dalla strada.


Facciamo un viaggio tra miti, religioni e credenze popolari per capire come è mutato il nostro rapporto con alcune delle creature che più hanno alimentato l’immaginario umano.



Il gatto: da dea a portatore di sfortuna

Nell’antico Egitto il gatto era una divinità vivente, ucciderne uno era un crimine punibile con la morte. Legato alla dea Bastet, protettrice della casa e della fertilità, veniva accudito, mummificato e onorato. Tanto era l’amore verso questi animali che, quando un gatto di famiglia moriva, i membri si rasavano le sopracciglia in segno di lutto. Secoli dopo, però, il Medioevo europeo lo trasformò in simbolo di stregoneria e oscurità, soprattutto se nero. Diventò il compagno delle streghe, un piccolo demone con i baffi che di notte si muove silenzioso e misterioso. Da qui nasce la superstizione che ancora oggi sopravvive: il gatto nero che attraversa la strada porterebbe sfortuna. Eppure in altre culture è l’opposto: in Giappone il Maneki-neko, il gatto con la zampina alzata, è un amuleto di prosperità.



Il cane: da guardiano a migliore amico

Per i Greci e i Romani il cane era un guardiano instancabile, capace di vegliare anche sull’aldilà: Cerbero, il cane a tre teste, ne è il simbolo più famoso. Nel Medioevo il cane era prezioso per la caccia e la difesa, ma ancora poco “da coccole”. La trasformazione arriva con la modernità: oggi è il miglior amico dell’uomo, simbolo di fedeltà assoluta, compagno di giochi, passeggiate e divani.



Il lupo: dal mito alla fiaba

La lupa che allattò Romolo e Remo è il cuore del mito di fondazione di Roma. Un animale potente, materno e sacro. Ma nel Medioevo il lupo perde ogni prestigio: diventa minaccia, mostro delle fiabe, incarnazione del male. Non a caso è protagonista delle fiabe come “Il lupo cattivo”. Solo di recente la sua immagine è stata rivalutata: oggi lo vediamo come specie chiave per l’ecosistema, è il simbolo della natura selvaggia e della biodiversità da proteggere. Insomma, da mostro a star del WWF.



Il serpente: tra saggezza e peccato

Il serpente è forse l’animale più ambiguo della storia umana. Nell’antico Egitto il cobra era simbolo di protezione reale, tanto da comparire sulla corona dei faraoni. Ma nella tradizione biblica diventa il grande colpevole: il tentatore per eccellenza, l'incarnazione del male che spinge Eva a mangiare la mela proibita. Da qui la sua cattiva fama, che ancora lo accompagna. Eppure lo ritroviamo come simbolo di medicina e guarigione: il bastone di Asclepio, avvolto da un serpente, è ancora oggi emblema universale delle professioni sanitarie.



Il corvo: saggezza o malaugurio?

Per i popoli nordici, i corvi erano gli uccelli di Odino, il dio che aveva due corvi, Huginn e Muninn, incarnazioni del pensiero e della memoria, custodi di conoscenza e saggezza. In Europa medievale invece furono associati alla morte, complici il colore nero e la loro abitudine di nutrirsi di carcasse. Oggi, grazie alla scienza, li stiamo riscoprendo come creature estremamente intelligenti: sanno usare strumenti, ricordano i volti, risolvono problemi complessi. Non a caso, alcuni etologi li chiamano i “primati con le ali”.


Potremmo continuare a lungo: la civetta, da simbolo di sapienza presso gli antichi Greci a presagio di malasorte nel folclore contadino; il toro, divinità potente nei culti mediterranei e poi ridotto ad animale da aratro; perfino la mucca, sacra in India ma vista altrove semplicemente come fonte di latte e carne. Ogni animale porta sulle spalle — o sulle ali, o sulle zampe — il peso delle nostre interpretazioni culturali.



Questi esempi ci insegnano che gli animali non sono mai “solo” animali: li carichiamo di significati che raccontano più di noi che di loro. Un gatto resta un gatto, un corvo resta un corvo. Ma nelle nostre storie diventano divinità, demoni o mascotte della fortuna. Oggi abbiamo l’occasione di liberarli dalle etichette superstiziose e riscoprirli per ciò che sono davvero: esseri viventi complessi, con un ruolo insostituibile nella natura e, spesso, compagni preziosi della nostra vita quotidiana.

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