Cozze e vongole: brutte perché senza faccia?
- Roberta Malzanni Bonassi

- 30 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Ci sono animali che non suscitano la nostra empatia, e nemmeno un pochino di tenerezza: se alcuni sono brutti, ma in qualche modo belli, altri non sembrano proprio avere speranza...
Stiamo parlando di cozze e vongole, molluschi bivalvi che, pur essendo esseri viventi, non sembrano in grado di evocare la stessa empatia che proviamo per altri animali. Ma perché?

La biologia dei bivalvi: senza cervello, senza faccia
Le vongole e le cozze appartengono alla classe Bivalvia, caratterizzata da una conchiglia composta da due valve. Questi molluschi non possiedono un cervello centrale come i vertebrati, ma hanno un sistema nervoso semplice composto da gangli. La mancanza di un volto e di espressioni facciali rende difficile per noi riconoscere segnali di sofferenza o emozioni, elementi che spesso stimolano la nostra empatia.
Sensibilità e dolore: cosa sappiamo
La questione della sensibilità nei molluschi è oggetto di dibattito scientifico. Alcuni studi suggeriscono che i bivalvi possiedano una forma di percezione sensoriale, ma la loro capacità di provare dolore come lo intendiamo noi è ancora incerta. La mancanza di evidenti segnali di sofferenza rende più facile per noi ignorare la loro condizione.
Empatia e piscologia: il volto che manca
La nostra empatia è spesso stimolata dalla presenza di un volto umano o animale che esprima emozioni. Le vongole e le cozze, prive di un volto riconoscibile, non suscitano automaticamente sentimenti di affetto o compassione. Questo fenomeno è noto come "effetto volto", dove la mancanza di caratteristiche facciali riduce la nostra capacità di identificare e rispondere emotivamente.

Ma sono sempre brutte? Un esempio che potremmo fare sono le "Curious Oysters" di Alice in Wonderland, piccole bivalve a cui viene aggiunta una tenera faccina e con una perla sul nasino diventano subito carrrrine! E a voi, vengono in mente altri esempi? Siamo curiose!



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