Bruchi e coleotteri: uno studio che diventa arte
- Asia Bertelli

- 3 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Nora Bea Corti è la prima grafica illustratrice di Giunti Editore. La sua grande passione? Gli insetti!

Nora Bea Corti è la prima grafica illustratrice interna alla Giunti Editore. La componente visiva dei libri, prima del suo arrivo nella storica casa editrice fondata a Firenze, era affidata esclusivamente al reparto grafico, dedicato all’impaginazione e alla produzione secondo linee guida editoriali.
Con il suo ingresso, Giunti introduce per la prima volta una figura capace di unire competenze tecniche e artistiche, portando l’illustrazione e la creazione visiva originale all’interno del processo editoriale.
Oltre al lavoro in Giunti, Nora Bea porta avanti una ricerca personale che ruota attorno agli animali, in particolare agli insetti, soggetti centrali nelle sue illustrazioni. L'abbiamo intervistata per saperne di più.
Come è iniziato il tuo percorso nel mondo dell’arte?
Ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. È stato un ambiente vivace: molti professori erano fumettisti, illustratori o editori, e questo mi ha permesso di entrare subito in contatto con il mondo del lavoro. Le mie prime esperienze sono state come ritrattista durante eventi, un modo bellissimo per osservare le persone e imparare a cogliere i dettagli.
E quando è nato l’interesse per gli animali, e in particolare per gli insetti?
Direi che è sempre stato lì. Mi sono sempre piaciuti gli animali, ma gli insetti mi hanno affascinata perché sono i più disprezzati. Da bambina li trovavo misteriosi, forse proprio perché vengono considerati “brutti” o “fastidiosi”, e quindi meno studiati e meno rappresentati.
Ricordo che i miei libri preferiti erano Il piccolissimo bruco Maisazio e Bibi e la voce verde. Credo abbiano influenzato molto il mio sguardo. Osservare la natura è come contemplare un’illustrazione: gli insetti sono il dettaglio su cui ti soffermi.
So che hai anche fatto una tesi proprio su un bruco…
Sì! La mia tesi triennale, anche se non è mai stata pubblicata, era dedicata al bruco di macaone. Raccontava il suo viaggio di formazione, da bambino ad adulto. Da lì ho cominciato ad adottare davvero dei bruchi e, stando con loro, ti ci affezioni.
Cominci a umanizzarli, a riconoscere dei comportamenti teneri. Quando poi diventano farfalle, liberarle è un’emozione fortissima… e anche un po’ d’ansia! Quando escono dalla crisalide hanno le ali ancora bagnate e per due ore pompano emolinfa per distenderle. Se qualcosa va storto, rischiano di non volare. Ti senti un po’ una mamma apprensiva, lo ammetto.

È dolcissimo. Ti ha portata anche a fare ricerche più approfondite?
Sì, tantissimo. Per un esame di illustrazione scientifica ho realizzato un piccolo libriccino che si intitola “8 motivi per cui gli scarafaggi sono fantastici”. Per lavorarci ho studiato soprattutto le blatte, un mondo incredibile! Ho scoperto, ad esempio, che non tutte sono sporche o pericolose. Alcune sono pulitissime, e c’è perfino una specie che imita le coccinelle. La blatta del Madagascar, se la accarezzi sul dorso, si rilassa come un gatto che fa le fusa!
Poi alla laurea magistrale ho portato come tesi un libro illustrato dedicato agli insetti. Il protagonista è un coleottero che si chiama Pietro. Tutti gli insetti rappresentati sono trovabili in natura in Italia.

E com’è nato Pietro come personaggio?
Quando un animale mi affascina, sento il bisogno di costruirgli attorno una storia. Pietro è un appassionato di design che costruisce mobili: a un certo punto realizza un grande albergo di vetro e si trova a vivere mille avventure insieme ai suoi amici, tutti insetti dai comportamenti umani.
Mi piace pensare che rappresentarli come protagonisti aiuti le persone a provare più empatia verso di loro. Ho notato che chi mi circonda ha cominciato a guardarli diversamente: qualcuno ora mi manda persino foto di insetti, o mi racconta di aver osservato con curiosità i suoi comportamenti.
C’è anche un intento educativo?
Sì, assolutamente. Credo che insegnare a non provare repulsione verso gli insetti sia un modo per imparare il rispetto verso la natura in generale. Se ti abitui a guardare un insetto con empatia, poi riesci a guardare tutto il mondo naturale con più attenzione e cura.
E oggi, nel tuo lavoro in Giunti, gli insetti riescono ancora a trovare spazio?
Ci provo sempre! Alla Giunti seguo diversi progetti, soprattutto libri per bambini, e naturalmente ci sono linee guida precise a seconda della fascia d’età. Gli animali più richiesti sono sempre mammiferi, però ogni volta che posso, cerco di “infilare” qualche insetto nelle illustrazioni. Sono età in cui le immagini hanno un potere enorme, e se un bambino impara a guardare un insetto con curiosità, è già un piccolo cambiamento.
Negli ultimi mesi sono usciti alcuni libri ai quali hai collaborato: ci racconti di cosa si tratta?

In totale sono tre nuove uscite. Due libri sugli animali della collana Puzzle tattili, pensati per bambini dai dieci mesi in su, di cui uno è dedicato alla fattoria e l’altro al mare. Ogni animale ha una parte di tessuto che riproduce la texture della pelle, questo serve a creare un primo contatto sensoriale tra il bambino e l’animale. C’è anche un aspetto ludico: ogni figura è composta da due pezzi da unire, per associare l’animale a un’esperienza positiva. E nella fattoria… ho infilato pure qualche insetto (ride).
Poi è uscito anche Animali, il primo volume di una nuova collana chiamata Sticker Art, per bambini dai sei anni in su. Ne sono molto fiera: raccoglie quindici ambienti naturali diversi e unisce gioco ed educazione sugli animali e gli ecosistemi. I bambini completano le illustrazioni con adesivi, e alla fine possono staccare la pagina e trasformarla in un piccolo quadro. Anche qui non mancano gli insetti, e tra gli animali “brutti” c’è persino il pesce lanterna!
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